like a rolling stone

di Franone Falorni

(Gazzetta di Campo Tizzoro agosto 2012)

 

Ma quanto è magnifico il nostro mondo… qualunque sia il tuo mondo e qualunque sia la tua dimensione, resto sempre stupito da come le cose accadano e da come gli eventi si concatenino che sembra impossibile anche solo pensare che non ci sia dietro un burattinaio a decidere il destino delle cose.

L’altro giorno per esempio, di ritorno dalla solita passeggiata serale a San Marcello, m’imbatto in un gruppo di ragazzini sulla porta di un garage aperto. Batteria in un angolo, una chitarra consumata ed una fisarmonica di seconda mano, le facce timide, i discorsi infiniti su metrica e tecnica che solo chi ha imparato a suonare uno strumento ha,nella vita,provato almeno una volta.

Ho già deciso, mi fermo a guardare… Mi sono presentato: “Piacere Falorni…” e mi sono messo a sentirli, con loro in vistoso imbarazzo.

Poi durante una pausa avvio a parlare… loro prima ostentano, ma dopo le prime comprensibili difficoltà (da parte loro nel parlare con un vecchio) si sono accorti che ci interessavano le stesse cose e così abbiamo parlato…. parlato a lungo.

Tutto questa introduzione per cosa? , mi chiederete voi. Perché durante l’amabile conversazione i ragazzi hanno confessato di voler fare un loro gruppo di musica popolare. STUPORE! Alla vostra età, fantastico.

E non è finita, la loro scelta è stata dettata dalla possibilità di trovare date facilmente in montagna, dal fatto di avere gli strumenti adatti già in casa… ma aggiungono anche per preoccupazione che le tradizioni andassero perse.

Vi giuro che se non avessi sostenuto personalmente questa conversazione, avrei dei dubbi a credere che a parlare fosse una ragazzo di 15 anni.

La loro preoccupazione, parole loro: ”è che dopo i Kuirino e il Collettivo Folcloristico Montano o CFM come lo chiameremo per brevità da qui in seguito, si sciolgano anche altri gruppi della montagna… ma… il collettivo non si è sciolto ribatto io, ma secondo loro il vistoso calo nel numero di date, ben presto le cose potrebbero finire.

Allora li ho presi con me e li ho portati a curiosare nella sala prove del collettivo, dove tutto sembra tutt’altro che fermo, ve lo posso assicurare.

Ore 21

Ed infatti arriviamo nella mitica sala prove, dove prorompente sale l’odore di sigaretta, e dove in 6 collettivi stanno assistendo alla registrazione del cantato del loro nuovo lavoro.

“Il famoso CD dei Maggi, come lo chiamiamo noi” ci dice Funny, il fisarmonicista che evidentemente non capendo niente di computer sta lì a vedere gli altri lavorare.

E poi continua: “un lavoro da troppo tempo rimandato, ma necessario per proseguire nel progetto di Sergio e dell’Anna Gargini…” progetto che aggiungo,continua di vita propria.

I 3 giovani musicisti confabulano… gli altri “anziani”, membri del collettivo continuano a lavorare, come se quei 3 nuovi ragazzini fossero sempre stati lì, e ad onor del vero, continuando a fumare come se i ragazzini non ci fossero proprio, ma tant’è.

Ore 21,45

Proseguiamo, forzo la mano, e chiedo al Com Marcos, l’altro fisarmonicista intento a regolare le registrazioni sullo schermo del PC, se ci sono novità sul progetto della professoressa Silvia Calamai, dell’università di Siena.

“Hai fatto bene a chiederlo” continua El Com, “così informo tutti gli altri besughi (si riferisce ai suoi colleghi musicisti, n.d.r.) degli aggiornamenti”

Mi ha chiamato la Silvia e mi ha detto che nonostante la data del parto si avvicinasse è riuscita a concludere la digitalizzazione dei nastri. Ci manderanno dei DVD con le copie digitali e rispediranno i nastri originali indietro.”

I Nastri come li chiama lui sono delle musicassette sui quali Sergio ed Anna hanno registrato le interviste nelle case dell’ Appennino pistoiese,sul finire degli anni ’70,che hanno poi portato alla pubblicazione del libro del Gargini.

Queste cassette sono rimaste chiuse in un armadio di casa Gargini per anni, dalla scomparsa dell’amico Sergio nessuno lo aveva più aperto, fino a quando è arrivata la richiesta della Prof. Calamai.

Il progetto, chiamato GRA.FO “Grammo-foni. Le soffitte della voce”, è stato avviato nel 2010, e coinvolge diversi atenei toscani.Alla Scuola Normale di Pisa, la seduta di digitalizzazione dei nastri,e’ appena terminata….L’Anna Buonomini e mezzo CFM hanno potuto assistere come invitati,con la la serata che è poi inevitabilmente sfociata in una cena in stile collettivo.

Lo scopo del progetto come ci spiega Luca Miccia (Chitarra), il dotto del gruppo, è di individuare, digitalizzare e salvaguardare ogni sorta di documento vocale di interesse linguistico raccolto in territorio toscano,in previsione della redazione di un catalogo generale e,per quanto possibile, la trascrizione dei materiali. Il risultato finale sarà un archivio internet accessibile agli studiosi interessati, ma soprattutto,cosa fondamentale per il progetto di Gargini, accessibile al grande pubblico. Tale strumento offrirà l’opportunità unica di portare alla luce voci e testimonianze altrimenti destinate al silenzio, se non alla scomparsa. Si tratterà del primo archivio italiano di testimonianze vocali di questa natura.

Ore 23.10

L’atmosfera è ormai rilassata, ed il lavoro frenetico sulla registrazione del CD ha inevitabilmente ceduto il passo ad una bottiglia di vino. Si sorride, ma dev’essere il vino, parlando dei primi di dicembre del 2011, quando il CFM  in Palazzo Vecchio a Firenze, invitato nientemeno che dal Ministro dei Beni Culturali, ritirava un attestato come “Gruppo di musica popolare di interesse Nazionale”. I petti e i bicchieri si gonfiano, l’afflato e’ grande, i ragazzini ormai sorridono anche loro.

Ma ecco che si alza Michelangelo (Chitarra e Voce) e con tono quasi di rimprovero si riferisce ad uno dei 3 (che scoprirò dopo abitare vicino a lui) dice: “Perchè non sei venuto a Cantarmaggio?”

Il ragazzino bofonchia qualcosa, ma Michelangelo lo incalza.

“Quest’anno s’è anche cantato Bella Ciao nelle gallerie.”

 Già, un privilegio per come la vede chi vi scrive. Io vi ho assistito ed è stato toccante, non per la chiassosa compagine di maggiaioli e nemmeno per la sguaiata versione del canto partigiano, evidentemente segnata dall’emozione del momento. Ma se ci riflettete bene, molto probabilmente quella è stata la prima volta in cui, all’interno dei tunnel della SMI,  le parole di protesta partigiana   durante la guerra solo sussurrate o scritte di straforo sui muri dei bagni dei rifugi (ed ancora oggi visibili), sono state proclamate in modo libero e ad alta voce. Vi assicuro che essere stati lì, in quel momento, metteva i brividi, per i tanti tabù e la pesantezza degli argomenti trattati, spazzati via in un solo attimo.

Ore 00.10

Mezzanotte è passata, il tempo che i 3 possono spendere con il CFM è finito, domattina si va a scuola, i musicisti si salutano fra loro, ma non prima che i Collettivi abbiano offerto da mangiare, li abbiano invitati a restare ed a suonare con loro, o a tornare, o a trovarsi quando si suona da qualche parte, che la musica, ed il Collettivo in generale, sono luoghi aperti.

 

In definitiva nessuno si è mai chiesto sei Jagger e la sua combriccola nel 1970, dopo aver prodotto quasi 3 album ogni anno dal loro esordio, si erano sciolti solo perchè quell’anno non pubblicarono nessun album. Oppure più vicini ai giorni nostri, quando tra gli ultimi 2 lavori discografici sono intercorsi quasi 8 anni? La risposta è no, nessuno lo ha fatto, perchè da quando il sacro fuoco del RocK&Roll si è acceso, i Rolling Stones sono stati lì a preparare buona musica. E lo stesso per il CFM, che dal 1973 quando ha mosso i primi passi, e poi dal 2003 quando è risorto ed ha saputo reinventarsi e tuttora continua a brigar roba e a preparar cose.

 

“How does it feel, How does it feel
To be without a home,

  Like a complete unknown,

  Like a rolling stone”

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